La prima canna

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La mia prima canna fu un’ esperienza che non potrò mai dimenticare.
Eravamo io, il Biondo e il Moro: stavo solo nella piazzetta a cazzeggiare e li vidi arrivare; mi fecero un cenno; all’inizio credevo si trattasse di fare altro, ma una volta raggiunti capii subito di che cosa si trattava.
Li seguii eccitatissimo; avevo sempre sognato quel momento, cosicché insieme ci avviammo per una strada poco trafficata dietro le scuole medie. Il Moro mi disse di tagliare la cartina; gli risposi che era scuro e che non vedevo bene, allora il Biondo, insospettito mi chiese se era la mia prima canna: gli raccontai un sacco di balle su i miei amici fumatori immaginari, compagni di classe che abitavano in città, e lui sembrò berle tutte, allora diede la cartina al Moro e giela fece tagliare sottolineando il fatto che il fumo era “da sballo” e che se non avevo mai fumato era meglio dirglielo.

Li vidi preparare il tutto e li seguii quasi fosse la nascita di un bambino, e alla fine dell’ operazione iniziammo a fumare.
Il fumo era dolce, mi entrava nei polmoni e me li appesantiva…
Mi dissero di respirare le boccate profondamente e tenerle dentro il più possibile, così lo feci, e come effetto ottenni un grosso rilassamento momentaneo e una modesta bruciatura alla gola. Finito tutto, ci avviammo soddisfatti in piazza; per me fu un’ iniziazione, qualcosa che mi rendeva più grande o cazzate così.
Lungo la strada tutto filava liscio, l’ eccitamento l’ avevo ancora addosso, misto allo strano rilassamento che quella fumata mi aveva procurato… credevo che fosse tutto lì, e pensavo “…che gran cazzata! …questo è tutto!??!”
Arrivati al monumento ci separammo. Mi misi a parlare con altri tipi che stavano lì in giro e cominciai a sentirmi tutto elettrizzato: in un momento mi trovai guardare la gente passare e fui abbagliato da mille realtà differenti…guardavo le facce inebetite delle persone e le vedevo cadere in mille capogiri sull’asfalto…
Rimasi qualche minuto fermo a gustarmi lo spettacolo, finchè mi arrivò alle spalle il Biondo, che mi chiese se avessi visto passare il Moro: quando lo vidi mi sembrò che fosse passata un’ora, e lo guardai in stato di totale euforia, con gli occhi a palla, annuendo continuamente con la testa come per dirgli “…sono fuori come un’antenna televisiva e mi sto scompisciando da matti!…” , ma vedendo il devastato spettacolo del mio volto e dei miei occhi quasi scoppiò a ridere! Insieme con lui che ripeteva all’infinito sempre la stessa domanda sembravamo due rincoglioniti…
A quel punto, accorgendoci della vaga figura di merda che stavamo facendo, ci ricomponemmo, e iniziammo a passeggiare per le strade del paese alla ricerca di un altro nostro amico: il Chiaro.
Le persone mi sembravano meravigliosamente impazzite; i miei amici mi parlavano ma io non li ascoltavo…lo spettacolo che mi si mostrava davanti agli occhi era fatto di esseri di diamanti che ridevano, luccicavano e sembravano essere stati proiettati dai miei stessi sogni…il Chiaro allora, vedendomi un bel po’ fuori di testa, mi rincoglionì ulteriormente con una serie di domande idiote, del tipo “…dove sei stato fino ad ora!?!?” oppure “…avete bevuto???” o ancora “…hai certi occhi,ti sei visto???”, e il sogno che avevo davanti si trasformò in paranoia totale…
La lingua era impastata in una palude, e a volte pensavo di cadere a terra senza respiro; il Chiaro fortunatamente si calmò, e io cominciai a risvegliarmi dal rincoglionimento. Fatto stà che si fece sera e dovemmo ritornare a casa dal paese a piedi; il ricordo della meravigliosa fiammata alla testa ormai era lontano e sulla strada di ritorno il Chiaro iniziò di nuovo a tirarmi le sue paranoie. I fari delle macchine ci accecavano, e le gambe erano partite di brutto; credo che camminassi solo perché questo tipo, il Chiaro, appunto, mi tirava.
Arrivato finalmente a casa, salii le scale, e una paura rimbecillita mi prese quando passai nella stanza dei miei genitori… avevo la testa che mi bruciava ancora, e le orecchie mi fischiavano di brutto.
Mi addormentai con la paura di rimanere rincoglionito, invece la mattina dopo mi risvegliai, fresco come un fiore…

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