L’ulivo

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Arranco smarrito tra la gente, come una sorta di condanna
freddo nei movimenti, con una voglia immensa di sbagliare
la mia segreta follìa, la mia segreta accusa,

grandi mani mi vengono a raccogliere quando la testa si distrugge
quando è sera, quando io, un perfetto nessuno, soffro per la voglia di essere
è qualcosa che ti porti dentro senza una ragione precisa,

folle di scheletri alla porta, il mio domani?
Deridete, mi colpite… “no, non esisto! No, non esisto!”
Trovare una ragione di vivere, trovare Dio, o un cestino…

chiese dalla fronte alta mangiano esseri imperfetti
io essere imperfetto, io fradicio di pioggia nera
l’occhio di lupo incombe ancora nel mio istinto…

L’autobus era pieno, a chi importava che per il dolore alla testa stavo esplodendo,
a chi importava che l’individuo e il perfetto segreto stavano mangiando assieme
e giro ancora in questa città, e marcio ancora nelle fila nemiche,

il giorno si trascina come un velo da sposa, ma è sbiadito
quel colore, quel colore, ridatemi quel colore,
o forse è solo un ricordo di un cielo di cristallo,

inginòcchiati specchio e guarda chi eri vicino alla soglia di casa!
Vicino alle distanze che ami assumere
vicino alle gambe di una rosa arancione come quei raggi del Sole che ami nascondere…

io vecchio coniglio dalla pelle torniata
piango lacrime di metallo a vederti ancora con la notte
quante volte ho parlato con lei, quante volte ho distrutto me luminescente,

quei giorni di grigiore sovrano, mentre ora cedo a una voglia di abbandono
e tu non sei mia, e tu non mi hai mai conosciuto
nudo, che crepe nella mia verità…

Gradevoli raggi di luce frammentano il fumo di sigaretta
mentre io sono solo
mentre io gioco nella camera dei ricordi…vicino a te

Dei grandi segreti non ne è rimesto molto
dell’anima non ne è rimasto molto e
della gemma aperta al mondo e

del fiore che parlava al vento, vicino all’ulivo, nei giorni di pioggia,
vicino al mio cuore,
nei giorni di diluvio…

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