Forse

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Avvinghiato al pericolo della strada, l’immensa strada,
quella che raccontavi tu nella grande stanza
quella che ho assaporato io mentre fuggo, perché lo sai, io fuggo ancora…

dalla madre, dalle tristezze, dalle gioie,
cerco conforto o amarezza, dipende dalla giornata
dipende dalla paura che mi spinge a scappare…

mentre la madre si consuma, mentre il padre grida,
mentre io muoio senza una causa precisa,
ho paura del gigante di metallo e delle sue mani così larghe…così ruvide

il buio della strada, girare senza una coltellata precisa,
senza sapere niente del groviglio,
o del segreto cuore del mondo…forse

le ore a gridare nella testa che non sono morto, servono a qualcosa in fondo,
io e il grande mondo e il vuoto
e la morte che si diverte con variopinti significati…forse

forse nel mio di cuore c’è ancora la vergogna
forse posso ancora salvarmi
dall’immensità di un…forse

sperare, la mamma mi ha insegnato a sperare, sperare sempre che le cose
possono cambiare all’improvviso, come il colore di un fulmine
possono travolgerti e portarti tra le braccia della bellezza…

…ogni giorno,

il mondo è tuo, dimostralo! Dimostra che la tristezza non esiste,
o che sei vivo, dimostra che il fulmine l’hai scagliato tu
perché eri un mare in tempesta,

è l’istinto, è il cuore, e non lasciarlo andare via,
è importante, è distinzione,
è ciò che insegna la strada…

…dopo tanto morire, il mondo urla aspro; colpisci, colpisci ancora,

e ancora, quel forse che è paura.

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