Esperienze estreme

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Quando non hai la possibilità di rimediare fumo inizi a sbatterti in tutti i versi per cercare una soluzione che ti stravolga la visione della realtà che nella tua mente lucida prende sempre più piede. Non so quale istinto criminale o suicida mi spinse, ma presto trovai la soluzione, e la trovai così, per sbaglio, da solo, nel garage di casa: i soldi scarseggiavano, e per potermi spostare decisi di succhiare benzina dal serbatoio della macchina del mio vecchio con un tubo di plastica, per metterla nello scooter; non avevo fatto i conti con la griglietta di protezione che impediva al tubo di gomma di scendere fino al serbatoio, quindi mentre aspiravo a piene boccate mi gonfiavo testa e polmoni di quel nauseante gas senza cavarne un ragno dal buco, finchè non ebbi la prima esperienza di ebbrezza da benzina.
Tolsi allora la bocca dal tubo e mi lasciai andare sconcertato in quel vorticare della mia testa, e sentendo che l’effetto andava via via scomparendo istintivamente riappoggiai le labbra e aspirai, stavolta più profondamente, con più continuità…lasciai il tubo e mi sedetti barcollante vicino alla macchina…
Miliardi di campanelli allucinatori avvolsero la mia coscienza, la bocca era disgustosamente inebriata da acida saliva, e a ogni mio sputo la testa sembrava rispondere con un infinito gioco mentale di altalene infernali e orrende da cui uscivo sempre traumatizzato e perdente. Era come essere stato esposto ad una visione di cui hai conosciuto sempre il significato ma che al tuo ritorno alla realtà ne perdeva completamente, perché il tuo corpo reagiva come una sveglia, allarmata da quella seria e sirenica visione.
Mentre gli occhi mi si perdevano nelle luci, il cuore prendeva a battere nervosamente, però nelle visioni perdevo il suo ritmo e solo ritornando alla realtà, accasciato su quella sedia, lo risentivo, lì, pulsante, dentro al mio petto.
Insieme ai nauseanti e residui odori di benzina che ancora aleggiavano nel mio naso e nella mia bocca, alle orecchie mi arrivavano anche le voci della realtà che mi stava intorno: sentivo il televisore acceso, lì in salotto, con mio padre e mia madre che chiacchieravano; nel mio stao di semicoscienza mi arrivavano come voci di echi morti e irreali. Mi risvegliai così dal torpore e me ne andai a letto con la bocca ancora disgustata…

Aspirai benzina a quel modo, credo per un paio di mesi, e le mie percezioni allucinate erano sempre le stesse, eppure in continuo cambiamento; quando camminavo per la strada la mattina, per andare a scuola, o nelle vie della città, credo che cacciassi fumo di scappamento dal culo…
Quando la sera mi avvicinavo con la bocca al tubo, c’era qualcosa di proibito e magico, anche perché allora non sapevo che oltre a me c’era un qualche svariato milione di persone che si dava allo stesso mio hobby.
A volte, quando ero solo in casa, ci andavo nudo in garage, per danzare ancora più liberamente nella mia follìa di sogno, e sentire l’aria accarezzarmi il corpo come non  mai…lì, libero da ogni legame che radicasse in qualcosa di ragionevole, senza pesi e pensieri sull’anima e sul corpo, solo visioni allucinate di respiri morenti, e il mio corpo che nella brezza tremolava come in una dolce paura, per poi perdere anch’esso di significato.
Ero sempre cosciente del mio stato allucinatorio, non perdevo mai il controllo totale della situazione, o almeno questa era la mia impressione, ma come un vero e proprio eroinomane, ogni sera cercavo la “botta” più forte, la visione più incredibile, e una sera ci riuscii, indiscutibilmente: feci boccate da furia, e accorgendomi di non avere più respiro ed avere esagerato di brutto tirai la testa all’indietro con una rapida scossa che mi rapì la schiena; ancora lucido mi alzai, mi guardai intorno, e vidi le mura del garage dissolversi in una leggera nebbiolina. Feci alcuni passi verso l’uscita, e vidi le stelle, là in alto, e la notte nera e tremenda che mi ronzava nelle orecchie, con le sue voci estive di cicale e grilli, e nella testa allucinata, prossimo ormai alla botta di sonno, un infinito sogno di altalene e luci mi avvolse, e io stavo lì in piedi, cercando il segreto che non me lo facesse sgusciare di mano, il segreto che mi bloccasse lì, nel sogno, per sempre…e per un attimo ci riuscii. Ma improvvisamente fu come se quel gioco allucinatorio cambiasse le sue regole o le invertisse addirittura, e mi ritrovai in balìa di infiniti vortici che come risate spettrali e urla in caduta mi si avvolsero, e tutto ciò che era percettibilmente reale scomparve dai miei sensi e mi disse addìo, come un uomo nero che ti saluta dal profondo di un vecchio pozzo.
Non so quanto tempo trascorse…so solo che mi risvegliai lì, a terra, illuminato dalla luce della Luna; sembrava che stessi lì da decenni ad aspettare quel momento, il risveglio da quel sogno di terrore…
Scossi la testa, steso sul duro cemento, con il mio cane che mi era corso in aiuto leccandomi il viso. Sentivo ancora il corpo intorpidito da quel sonno artificiale che mi aveva scosso e terrorizzato nel più profondo dell’animo, lasciandomi l’orrenda sensazione di risveglio da un incubo.
Mi alzai e cercai casa mia; mi alzai, e ritornai in vita.

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