Lettera aperta ai poeti del Caffè Letterario Pedrocchi

“Gentili poeti,
Ho qualcosa da dirvi; non prendetela male perchè è l’ultima cosa che voglio. Io dissi che avrei scritto questa lettera,e vi chiedo:

Quando smetterete di amare il passato e le cose sicure che dà il passato, come metrica infallibile e metafore sempre per non dire? Quando smetterete di annoiare i giovani per la bellezza dei vostri versi? Sacrificarsi è importante…Quando inizierete a sbagliare parole mentre leggete per l’emozione delle cose che dite? Quando crederete ai vostri versi e non più a me che faccio queste affermazioni? Quando ci sarà energia al Caffè, e le persone dovranno spingere per guardare un poeta, e quest’ultimo dovrà alzare la voce per farsi sentire? Quando inizierete a dire bugie e credere che la morte non esista e che niente è dato per scontato? Quando uscirete dal grigiore padovano e urlerete per strada che siete vivi e che nessuno deve togliervi la libertà, nemmeno il dolore? Quando guarderete l’estetica e la disprezzerete per poi prenderla ancora in giro creando un movimento letterario che magari chiamerete “estetismo”? Quando vi accorgerete che tutto quello che scrivete e fate è bellissimo, perché è così e nessuno ve lo può togliere? Quando i vostri occhi brilleranno e dovrete piangere e dire basta per poi dire voglio ancora scrivere? Quando smetterete con la paura di scrivere cose vere e raccontarvi? Perché tutti tra i poeti ne hanno voglia, ma si ha paura e non lo si fa perchè ci si sente isolati e schiacciati da una verità troppo grande, e cioè, che siamo soli come il Sole. Quando prenderete parole per aver fatto casino o alzato la voce? Sapete, la poesia si è stancata dell’abito buono all’occorrenza, guardate noi, guardate le nostre poesie come vengono trattate, fogli di carta usa e getta e nient’ altro… Quando smetterete di essere permalosi e inizierete a odiare per capire quanto è bello l’amore? Quando capirete che siete stati Voi a dirmi per primi che si può ricominciare? Perché c’è gente che sa cosa ha di fronte e ha una cultura come voi l’avete, e siete stati Voi a dirmi che non sono solo un cane rabbioso da scacciare, e questo è più bello di qualunque poesia abbia mai scritto… perché siete buoni, ma la Poesia richiede attenzione, e deve essere cibata di quello che non dite, altrimenti, non può esistere.

La Poesia deve arrabbiarsi, deve piangere, deve essere triste, e questo lo fa per crescere.


Dopo la pioggia esce l’arcobaleno, quindi vi prego, scrivete e continuate a scrivere sempre, finchè è pioggia, perché un giorno contemplerete l’arcobaleno, e i versi saranno bellissimi… forse non ci sarà nemmeno bisogno di scriverli.

Cordiali saluti dal
Vostro più affezionato sostenitore

Graziano Polese”