Attimo di vento

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Apro le finestre e fingo di essere ancora vivo
ho bisogno del conforto del vento
e di frasi stonate,

dico segretamente alla gente che il mondo è finito
loro mi ascoltano solo per deridermi
questo mi da pace,

le crisi assomigliano a bombe allucinogene
piccole e intense, e niente mi può salvare da loro
così mi stendo nel letto aspettando che la guerra finisca…

mangio frutti dalla mano della madre perché Lei
non esiste ancora
e assomiglio a un prete, oppure semplicemente non sono io,

la notte è passata e sono salvo ancora
comunque sono morto in diverse direzioni, direzioni
che sono stato obbligato a percorrere…

“…ci vorrebbe un diploma per te…non hai trovato lavoro?…sì, in italiano va bene…”

frasi come queste e come la noia
assomigliano a ciò che vorrei diventare da grande
e a quelle notti insonni e ai risvegli bruschi senza un motivo,

nessuno si interessa a me, ma questo lo do per scontato
le persone si distruggono nei miniappartamenti mentre io muoio
o mentre guardo la televisione, o mentre sogno la bellezza,

il tormentato sogno che mi ciba e mi catapulta nel rogo
non aspetto altro
e non so chi sono,

vecchie sillabe per rammentare
ma adoro un gioco fatto da me e da io che perdo
come bilie per i bambini o come cavalli vestiti perbene,

il grande tesoro grida: “No! Non c’è posto per te!”
E io mi rannicchio come un feto mai nato
per ridere, per piangere, per addormentarmi soltanto…forse,

treni passano come navi oscene e strillano i loro perché
gabbiani nativi del posto, come fredde sintonie
con ali spezzate che ricordano solo l’ultimo volo o l’ultimo rimpianto,

il Sole esce tardi, e il freddo sa distruggerci
non ricordo il tuo nome, non ricordo
per un attimo…di vento.

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