Amico mio

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Quanto adoro le parole di quel libro
ho un sussulto, quasi come fossi seguito da un poliziotto
ed è già sera,

tu non morirai facilmente, questo l’ ho capito
hai a fianco la bellezza, e per poco quei gabbiani dolcemente incompleti
mi sferzano il volto,

danzavo nel cerchio a quindici anni, e i fantasmi erano già con me
era la lingua che la tua città mi aveva insegnato
già allora danzavo…

Cafone io che danzavo e piangevo di nascosto
erano quelli della città oscena a cantare e morire
ho guardato al di là delle loro parole, e ho smesso di danzare,

fumavo spini infettati al metadone, o chissà cosa, nei rifugi infanzia
e ridevamo della morte,
non sapevamo che era lei a fornirci roba,

correvo veloce quando avvistavo i poliziotti, la scusa era “senza casco”
ora dietro vedo le segrete lacrime di madri a cui i figli raccontano
parole che esse non capiscono, parole che riguardano capelli neri

morte, e rivelatori significati da tossico…

Forse gli anni in bicicletta sono serviti a preservarmi da una morte giovane
eravamo bravi su una ruota, anche se bastava così poco a fracassarti la testa
era il brivido…ero già altrove,

non è un capriccio il mio, si fiuta in fretta la nera signora usciti dalla culla
e si cade per rialzarsi, oramai lo sai
sarei durato poco a New York, io con un diario, qualche ideale, e l’infinita tristezza,

salvo sei amico mio!

Quando mezzo fatto dai farmaci
i tuoi segreti significati
esplodevano via dalla televisione

ho sognato la mia roba,
ho sognato di morire anch’io tra le braccia di mia madre,
perché la vita mi ha svegliato troppo in fretta,

vedo ancora quella piazza dove giocavo al buio
vedo ancora gli amici che si trasformano in specchi
e vedo ancora le gioie del mondo fumato,

siringhe cullate o no, io non vorrei tornare nella fogna
perché ho dolore, un dolore che mi sballa tanto è forte;
quanto ci impiegherei a mangiare la fredda fredda terra amico mio!

Guardando una fiamma mentre scende la neve…

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